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Il Teatro Massimo nacque nel 1947 per iniziativa di una famiglia cagliaritana, i Merello, proprietari dell’omonimo mulino, che sorgeva in quella che era ancora una periferia cittadina, S. Avendrace: verso gli stagni le case dei pescatori, sulla collina (oggi il viale Merello) le magnifiche ville liberty.
La Cagliari del dopoguerra era una città spopolata e semi distrutta dai bombardamenti alleati; i due storici teatri cittadini, il Politeama Regina Margherita nell’omonima via in cui sorge anche l’ex albergo Scala di ferro in cui sostò lo scrittore Lawrence e il Teatro Civico di via De Candia entrambi distrutti: il primo da un incendio nel 1942; il secondo centrato da una bomba nel marzo del 1943.
La sfida della famiglia Merello fu quella di credere alla rinascita della città, ad una riconquista del ruolo di capitale sarda che avrebbe naturalmente trascinato anche i consumi culturali e mondani, da sempre molto apprezzati nella borghesia cittadina.
Di fatto il Teatro Massimo entrò subito nel circuito dei grandi teatri di prosa e lirici italiani: le compagnie e gli artisti più noti (da Eduardo De Filippo al giovane Vittorio Gassman, da Giorgio Streheler a Tino Buazzelli) vi facevano tappa regolarmente. Nel campo lirico e musicale, il palcoscenico di viale Trento ospitò persino la giovane Maria Callas non ancora “lanciata” come diva della lirica da Luchino Visconti; ma anche altri artisti del bel canto da Mario De Monaco a Beniamino Gigli, si sono esibiti spesso al Massimo.
Con gli anni Sessanta e la nascita dell’Auditorium del Conservatorio musicale Pier Luigi da Palestrina, le stagioni sinfoniche e operistiche si trasferirono nel nuovo teatro di Piazza Porrino. Al Massimo rimase la stagione teatrale e il cinema. Infine, negli anni Settanta, i nuovi gusti giovanili fecero irruzioni anche nelle sale di viale Trento: il teatro ospitò infatti le prime edizioni del Festival Jazz.
A dare il colpo di grazia al teatro fu la crisi dello spettacolo cinematografico: il Massimo fu infatti la prima sala cagliaritana a chiudere i battenti, nel 1981. Il solo teatro di prosa non bastava a compensare il costo di gestione della grande sala, capace di ospitare, tra platea e galleria, otre 1300 spettatori. Nel 1982, un corto circuito, che provocò un incendio, chiuse provvisoriamente l’esistenza del Teatro Massimo. La famiglia Merello aveva comunque già preso la decisione di demolire il teatro, ma una lunga trattativa con l’amministrazione comunale finì per giungere ad un compromesso: uno scambio di aree che avrebbe consentito al teatro, simbolo della rinascita culturale della città, di continuare ad esistere.
Divenuto proprietà comunale, il Teatro Massimo, ha goduto nel 2005 dei finanziamenti dell’Unione Europea, attraverso i quali è stato possibile ristrutturarlo interamente. Ne sono state ricavate due sale: la prima con una capienza di 700 posti a sedere, tra platea, galleria e nicchie laterali. La seconda con 195 posti a sedere, utilizzabili come ridotto.
Inaugurato nel febbraio del 2009, ha avuto, come destinazione prioritaria, la prosa.